Analisi fondamentale

Il Prezzo del Gas in Europa: Quando un Grafico Non Racconta Tutta la Storia

17 Dicembre 2025

Un’analisi critica sulla crisi energetica europea tra dipendenze geopolitiche, deindustrializzazione e costi nascosti

Indice

  1. Premessa: Il Dibattito e la Superficialità dell’Analisi
  2. Il Grafico Rassicurante: Cosa Mostra e Cosa Nasconde
  3. Anatomia del Prezzo del Gas: Dalla Materia Prima alla Bolletta
  4. La Grande Sostituzione: Da Mosca a Washington
  5. Il Prezzo Invisibile: Deindustrializzazione e Distruzione della Domanda
  6. Conclusioni: Cui Prodest?
  7. Bibliografia Ragionata

1. Premessa: Il Dibattito e la Superficialità dell’Analisi

“Un grafico può mentire dicendo la verità. Basta scegliere cosa mostrare — e cosa nascondere.”

Qualche giorno fa, sui social, un commentatore con avatar anonimo e tono da maestrino liquidava ogni critica alle politiche energetiche europee con un’unica arma: un grafico. In effetti eloquente: dai massimi storici del 2022, quando il TTF (Title Transfer Facility, il principale hub di riferimento per il gas naturale in Europa) toccava picchi superiori a €340/MWh, siamo oggi scesi a circa €27/MWh, un livello che non si vedeva da aprile 2024, con un calo di oltre il 90% rispetto ai massimi.

Se ci fermiamo lì, sembra davvero che la storia sia finita.

Case closed? Le politiche europee sono state un successo e chi critica è semplicemente un incompetente?

“Quidquid agis, prudenter agas et respice finem. Qualsiasi cosa tu faccia, agisci con prudenza e considera le conseguenze.”

Nel caso dell’energia europea, il “fine” non è affatto rassicurante. Dietro quel grafico si nasconde una realtà ben più complessa e, per molti versi, preoccupante.

In questo articolo procederò con un’analisi rigorosa e documentata dei dati. Il metodo che caratterizza il mio lavoro: distinguere chiaramente tra ciò che i numeri mostrano oggettivamente e ciò che, a mio avviso, essi rivelano sul piano strategico e politico.

Nel grafico vediamo un “prezzo basso”. Nella realtà, potremmo essere davanti al referto di una malattia cronica.

2. Il Grafico Rassicurante: Cosa Mostra e Cosa Nasconde

L’Evidenza dei Numeri

Partiamo da ciò che è vero. Perché è vero.

Grafico TTF Natural Gas EU 5 anni
Grafico TTF Natural Gas EU — 5 anni (Fonte: Trading Economics)

Il grafico del TTF a 5 anni mostra con chiarezza l’evoluzione del prezzo del gas naturale in Europa:

Sulla carta, sembra una normalizzazione da manuale.

Questi numeri sono incontrovertibili: il prezzo del gas è effettivamente sceso del 45% dall’inizio dell’anno 2024 e di oltre il 90% rispetto ai massimi del 2022. Le importazioni record di GNL (Gas Naturale Liquefatto) dagli Stati Uniti, insieme all’approvvigionamento norvegese stabile, hanno effettivamente sostenuto il mercato europeo — almeno a prima vista.

I Dati Che Il Grafico Non Mostra

Tuttavia, come ogni analista serio sa, un singolo grafico non racconta mai tutta la storia. Ogni grafico è, per definizione, un taglio della realtà. Qui sono almeno tre le dimensioni che restano fuori dall’inquadratura:

1. Il livello degli stoccaggi

A inizio dicembre 2025, gli stoccaggi europei si attestano intorno al 74% della capacità — oltre 10 punti sotto il livello dello stesso periodo dell’anno precedente (84%) e 16 punti sotto l’obiettivo UE del 90%. L’inverno vero deve ancora arrivare.

I dati confermano questa criticità:

La normativa europea prevede che gli stoccaggi raggiungano il 90% entro il 1° novembre. Sono ammessi margini di tolleranza: 10% in meno fino al 1° dicembre, ulteriori 5% fino al 1° febbraio se le condizioni di mercato lo giustificano.

Lo si chiama “adattamento”. Nella sostanza, è un abbassamento dell’asticella.

2. La dipendenza dagli Stati Uniti

I carichi di GNL statunitensi rappresentano ora circa il 45% delle importazioni totali di GNL dell’UE nel 2024. Dal punto di vista geopolitico, questo significa che l’UE ha semplicemente sostituito la dipendenza da Mosca con quella da Washington. Non si tratta di un miglioramento strutturale nella sicurezza energetica, ma di un mero cambio di fornitore dominante.

3. La domanda industriale compressa

Il prezzo basso potrebbe riflettere non tanto un’abbondanza di offerta quanto una domanda industriale strutturalmente compressa. È la differenza tra un paziente che ha trovato cibo a buon mercato e uno che ha semplicemente smesso di mangiare.

3. Anatomia del Prezzo del Gas: Dalla Materia Prima alla Bolletta

3.1 Il Pregresso: Quando Biden Promise di “Mettere Fine” a Nord Stream

Prima di aprire la bolletta e analizzare i numeri, è necessario ricostruire il contesto geopolitico che ha portato all’attuale configurazione del mercato energetico europeo. Perché il TTF è impazzito nel 2022? Perché l’Europa importa oggi GNL americano a prezzi più alti rispetto al gas russo via pipeline? La risposta richiede di tornare indietro di tre anni.

7 febbraio 2022 – La conferenza stampa che vale miliardi

Poco più di due settimane prima dell’invasione russa dell’Ucraina, il presidente Biden tenne una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Olaf Scholz alla Casa Bianca. Un giornalista chiese esplicitamente del gasdotto Nord Stream 2.

Conferenza stampa Biden-Scholz, 7 febbraio 2022
Conferenza stampa Biden-Scholz, White House, 7 febbraio 2022

La risposta di Biden fu inequivocabile:

“If Russia invades — that means tanks or troops crossing the border of Ukraine — then there will be no longer a Nord Stream 2. We will bring an end to it.”

(“Se la Russia invade — cioè carri armati o truppe che attraversano il confine dell’Ucraina — allora non ci sarà più Nord Stream 2. Ci metteremo fine.”)

Il giornalista incalzò:

“But how will you do that, exactly, since the project is in Germany’s control?”

(“Ma come farete, esattamente, dato che il progetto è sotto il controllo della Germania?”)

Biden, senza esitazione:

“I promise you, we will be able to do that.”

(“Vi prometto, saremo in grado di farlo.”)

(Conferenza stampa congiunta Biden-Scholz, White House, 7 febbraio 2022 – video disponibile negli archivi ufficiali della Casa Bianca)

Scholz, accanto a lui, rimase in silenzio. Non confermò, non smentì. Annuì appena.

La cronologia degli eventi 2022

Ricostruiamo cosa accadde nei mesi successivi:

A quel punto, l’Europa aveva ancora due gasdotti fisicamente intatti (NS1 e NS2), anche se politicamente inutilizzabili.

26 settembre 2022: Le esplosioni

Quattro esplosioni simultanee danneggiano gravemente tre dei quattro tubi di Nord Stream 1 e 2 nelle acque internazionali del Mar Baltico, tra Svezia e Danimarca. Le indagini sismologiche stimano una potenza equivalente a diverse centinaia di kg di esplosivo. I gasdotti, che si trovano a circa 80 metri di profondità, vengono squarciati in più punti.

Poche ore dopo, il politico polacco Radosław Sikorski (ex ministro degli Esteri, marito di Anne Applebaum) pubblica su Twitter una foto delle esplosioni con la didascalia: “Thank you, USA.” Il tweet viene cancellato dopo poche ore.

Tweet di Radosław Sikorski: Thank you, USA
Il tweet di Radosław Sikorski: “Thank you, USA” (poi rimosso)

Le indagini: tre anni di nebbia

Le indagini sono state condotte separatamente da Svezia, Danimarca e Germania.

Tre anni dopo, nessun processo concluso. Nessuna condanna. Nessuna verità giudiziaria definitiva.

A mio avviso: Cui prodest?

Non spetta a me stabilire chi ha materialmente piazzato le cariche esplosive. Quello è compito delle autorità giudiziarie, che evidentemente hanno difficoltà a completare il lavoro.

Ritengo però legittimo porsi una domanda elementare: cui prodest? Chi ha beneficiato della distruzione di Nord Stream?

I fatti oggettivi sono:

Non affermo che questi fatti dimostrino una responsabilità. Affermo che questi fatti rendono legittimo porsi domande.

La reazione italiana: il non detto

La posizione ufficiale del governo italiano è stata di condanna generica del “sabotaggio” senza mai nominare possibili responsabili.

Mario Draghi, in un’audizione al Senato nell’ottobre 2022, parlò di “atto ostile” ma non spinse per un’indagine europea congiunta. L’Italia, pur essendo tra i paesi più danneggiati dall’aumento dei prezzi del gas, non ha mai chiesto con forza trasparenza su Nord Stream.

Giorgia Meloni, nel 2014 – quando era all’opposizione – aveva attaccato duramente le sanzioni contro la Russia definendole “autolesionistiche per l’economia italiana”. Nel 2022, da Presidente del Consiglio, ha sposato integralmente la linea atlantista senza riserve.

Questo cambio di posizione è politicamente comprensibile (cambiano le responsabilità di governo), ma sul piano economico la contraddizione rimane: le sanzioni che nel 2014 erano “autolesionistiche” nel 2022 sono diventate “necessarie”, con conseguenze che pagano le imprese e le famiglie italiane.

3.2 La Composizione del Prezzo Finale: Cosa Paghiamo Davvero

Ora che abbiamo ricostruito il contesto, apriamo la bolletta. Il benchmark europeo del gas (TTF) a dicembre 2024 si attestava intorno a €45-48/MWh, mentre oggi (dicembre 2025) è tornato su livelli di circa €27/MWh, crollando complessivamente del 90% rispetto ai massimi del 2022. Eppure le bollette degli italiani non si sono dimezzate. Anzi, in molti casi sono aumentate rispetto al 2024. Dov’è finito il risparmio?

La struttura della bolletta gas (cliente domestico italiano, dicembre 2024)

Fonte: ARERA, dicembre 2024

La materia prima rappresenta meno della metà del costo finale. Quasi il 50% della bolletta è costituito da costi regolati, tasse e margini di intermediazione che non variano proporzionalmente con il prezzo all’ingrosso.

Questo spiega matematicamente perché, nonostante il TTF europeo e il PSV italiano (il benchmark di riferimento per ARERA) siano scesi drasticamente, le bollette non abbiano registrato riduzioni proporzionali.

La “morfina fiscale” di Draghi e il risveglio doloroso

Nel 2022, con il TTF oltre €300/MWh e le bollette delle famiglie raddoppiate, il governo Draghi intervenne massicciamente:

Queste misure costarono allo Stato italiano oltre €60 miliardi tra 2022 e 2023. Fu una “morfina fiscale” necessaria per evitare il collasso sociale, ma temporanea.

Mario Draghi e Giorgia Meloni
Il passaggio di consegne: dalla “morfina fiscale” di Draghi al ritiro graduale di Meloni

Il governo Meloni ritira la morfina (gradualmente)

Dal 2024, il governo Meloni ha progressivamente ritirato questi sostegni:

Il risultato, secondo i dati di gennaio 2025:

Per le imprese (Confcommercio):

Per le famiglie (Nomisma Energia):

La strategia della rana bollita

Il ritiro graduale dei sostegni non è casuale. È la classica “strategia della rana bollita”: se butti una rana nell’acqua bollente, salta fuori. Se la metti nell’acqua tiepida e alzi la temperatura gradualmente, non se ne accorge e muore bollita.

Le famiglie italiane nel 2022 avrebbero reagito violentemente a bollette di €2.300/anno. Ma dopo tre anni di aumenti progressivi, mascherati da “ritiro delle misure emergenziali”, si sono abituate.

E non sono mica scemi, i tecnocrati. Sanno benissimo come dosare il dolore per evitare rivolte.

Il confronto politico: Meloni 2014 vs Meloni 2022

Vale la pena ricordare che Giorgia Meloni, quando era all’opposizione nel 2014, attaccava ferocemente le sanzioni economiche contro la Russia definendole “autolesionistiche” e dannose per le imprese italiane.

Nel 2022, da Presidente del Consiglio, ha sposato integralmente la linea delle sanzioni senza riserve, accettando di fatto che le bollette degli italiani triplicassero per sostenere la politica estera decisa a Washington.

Non sto dicendo che Meloni dovesse opporsi alle sanzioni (quella è una valutazione geopolitica complessa). Sto dicendo che chi nel 2014 definiva “autolesionistiche” certe scelte economiche, nel 2022 le ha implementate sapendo perfettamente quali sarebbero state le conseguenze economiche per il paese.

E le conseguenze le hanno pagate – e continuano a pagarle – le imprese e le famiglie italiane, mentre il cuoco (per rimanere nella metafora della rana bollita) si è pure tenuto il brodo.

3.3 Il Ruolo Nascosto delle Quote CO₂

Un elemento cruciale che sfugge alla maggior parte delle analisi superficiali è l’impatto del sistema ETS (Emission Trading System) europeo sul costo finale dell’energia. Ah, la magnifica Unione Europea che ci protegge e tutela! Qui si manifesta in tutta la sua gloria uno dei meccanismi più raffinati di trasferimento di ricchezza dai cittadini europei alle élite finanziarie anglosassoni, il tutto avvolto nella retorica della “transizione ecologica”.

Le quote CO₂ non appaiono direttamente nella bolletta del gas, ma influenzano pesantemente il prezzo dell’elettricità attraverso il meccanismo del “merit order”: il prezzo del mercato elettrico all’ingrosso si forma in base alla centrale più costosa necessaria a soddisfare la domanda. Poiché le centrali a gas e carbone sono spesso le più costose (dovendo acquistare quote CO₂), esse determinano il prezzo finale dell’elettricità.

Evoluzione del prezzo ETS:

Evoluzione del prezzo delle quote CO2 sul mercato europeo
Evoluzione del prezzo delle quote CO₂ sul mercato europeo (Fonte: Trading Economics)

Calcolo semplificato dell’impatto:

Una centrale a gas emette circa 0,4-0,5 tCO₂/MWh. Con CO₂ a €65/tonnellata:

Chi controlla (e lucra su) il mercato ETS

Il sistema ETS genera €20-30 miliardi/anno di entrate. Secondo i dati ESMA (European Securities and Markets Authority), il 68% dei volumi è scambiato da entità non-EEA (34% USA, 24% UK e il restante 10% da altri operatori non europei), e circa 10 partecipanti acquistano il 90% dei volumi messi all’asta.

Il sistema ETS dominato da operatori USA e UK
Il sistema ETS: un mercato europeo dominato da operatori americani e britannici

Fermiamoci un attimo a riflettere: un mercato che dovrebbe servire a “proteggere l’ambiente europeo” è dominato per due terzi da operatori americani e britannici (extra-UE), e 10 soggetti – essenzialmente grandi banche d’affari anglosassoni – controllano il 90% delle aste.

È di fatto una carbon tax mascherata che:

In sostanza: l’Europa impone costi aggiuntivi alla propria industria, favorendo la delocalizzazione verso paesi che inquinano di più (Cina, India), arricchendo nel contempo speculatori finanziari che con l’ambiente non hanno nulla a che fare.

Il risultato netto per il pianeta? Probabilmente negativo, perché la produzione si sposta semplicemente dove i controlli ambientali sono più laschi. Ma almeno i bilanci delle banche d’affari di Wall Street e della City ringraziano.

A mio avviso, questo è uno degli esempi più lampanti di come le politiche europee servano interessi esterni mascherandoli con retorica ambientalista.

3.4 Il Divario Competitivo con il Resto d’Europa

Non tutti i paesi europei pagano l’energia allo stesso prezzo. Nel 2024, secondo i dati Confcommercio:

Dal 2019 al 2024, i prezzi dell’energia elettrica in Italia sono aumentati del 107%, mentre in Francia l’incremento è stato del 39% e in Spagna del 32%.

Perché l’Italia paga di più?

Il risultato è che le imprese italiane competono sui mercati internazionali con un handicap energetico strutturale del 30-50% rispetto ai concorrenti francesi, spagnoli e tedeschi.

Nella mia visione, questo non è un incidente della storia, ma la conseguenza di scelte politiche precise (o meglio, di non-scelte) che hanno progressivamente eroso la competitività del sistema-paese.

4. La Grande Sostituzione: Da Mosca a Washington

Il Confronto dei Prezzi Pre e Post-Crisi

C’è un numero che nessuno ama citare: il prezzo del cambio di fornitore.

Confronto prezzi:

*Forniture via pipeline drasticamente ridotte dopo le sanzioni e la chiusura del transito ucraino

Tradotto: abbiamo sostituito una dipendenza con un’altra, più cara.

Il gas russo via pipeline era tipicamente 30-50% più economico del GNL americano prima del 2022. Già nel 2018, l’allora CEO di OMV Austria Rainer Seele dichiarava che la differenza di prezzo era circa del 50%.

I Costi Strutturali del GNL

Il GNL americano sembra economico quando si guarda solo il prezzo alla fonte. Ma la realtà è ben diversa.

Costi base (espressi in $/MMBtu):

Ma questo è solo l’inizio. Ci sono costi strutturali aggiuntivi che non appaiono nelle liste semplificate:

Costo reale: $14-18/MMBtu consegnato in Europa

La conversione che fa la differenza:

Qui sta il punto che sfugge a molti. I costi del GNL sono espressi in $/MMBtu, ma i prezzi europei si misurano in €/MWh. La conversione non è 1:1.

Fattore di conversione: 1 MMBtu ≈ 3,41 MWh

Quindi:

Il confronto finale:

Questi costi non sono contingenti o eliminabili: sono strutturali e permanenti. Il gas via tubo non ha bisogno di liquefazione, navi, rigassificazione, e non subisce perdite durante il trasporto. Non compete con il mercato asiatico per le navi. Non è soggetto alla volatilità dei noli marittimi.

Il Paradosso del GNL Russo

Un dato che merita particolare attenzione: l’UE ha importato quantità record di GNL dalla Russia nel 2024, pagando quasi il 300% in più rispetto a inizio 2021. Nel Q4 2024, il volume importato era del 18% superiore al Q1 2021, ma il costo è aumentato del 274%.

In pratica: le sanzioni europee hanno bloccato il gas russo via pipeline (economico), ma non il GNL russo (costoso).

L’UE paga di più lo stesso gas, solo perché arriva via nave anziché via tubo.

A Mio Avviso: La Geopolitica Dietro i Numeri

Questa sostituzione rappresenta non un successo strategico, ma una subordinazione geopolitica lucidamente accettata. Gli Stati Uniti hanno lucrato enormemente dalla crisi energetica europea, vendendo il proprio GNL a prezzi premium e consolidando una posizione di dominanza sul mercato energetico del continente.

La formulazione stessa dei comunicati ufficiali è rivelatrice: i negoziati segreti tra l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e il consigliere di Putin Kirill Dmitriev — rivelati da Bloomberg — hanno escluso non solo l’UE ma persino l’Ucraina e parte dell’amministrazione USA dalla stesura del piano iniziale. Il messaggio è chiaro: le decisioni sul futuro energetico europeo si prendono altrove. L’UE, principale danneggiata dalla guerra e dalle sanzioni, non siede al tavolo.

Cui prodest?

5. Il Prezzo Invisibile: Deindustrializzazione e Distruzione della Domanda

I Dati Macroeconomici della Produzione Industriale

“Le fabbriche non fanno rumore quando muoiono. Semplicemente, smettono di produrre.”

Quel grafico sbandierato come prova di successo nasconde un dettaglio essenziale: il prezzo è basso anche perché la domanda industriale europea si è ridotta strutturalmente.

In Germania l’indice di produzione industriale è sceso a 90 (base 2019=100), ossia circa il 10% in meno rispetto ai livelli pre-pandemia. L’Eurozona nel suo complesso ha registrato un calo del 3,0% nel 2024, l’Unione Europea del 2,3%. In Italia la contrazione è stata del 7,1% (dicembre 2024 vs dicembre 2023), in Austria del 9,5%.

Non è un normale ciclo: è una riduzione della capacità produttiva.

La produzione manifatturiera dell’Eurozona è scesa sotto i livelli pre-pandemia a fine 2024. Non si tratta di una flessione ciclica, ma di una contrazione strutturale.

I Settori Più Colpiti

Metalli — Acciaio

La produzione UE nel 2023 ha toccato il minimo storico nella serie EU27 (126 milioni di tonnellate). Dal 2012 al 2022, l’UE è passata da esportatore netto a importatore netto di acciaio, con €20 miliardi di importazioni nel 2022.

Sul fronte dell’alluminio, il quadro non è migliore: la quota europea (UE + resto Europa) della produzione mondiale di alluminio primario è scesa dal 30% (2000) a circa 12% (2021), mentre la sola UE produce oggi meno del 4% mondiale. L’UE ha perso 2/3 della produzione primaria di alluminio dal 2008.

Chimica

Il settore ha registrato un calo della produzione del 6,6% nel 2023 (secondo altre stime Cefic, -8%). Le chiusure di impianti nel 2023 e 2024 sono state dieci volte la media storica.

Il caso BASF è emblematico: il colosso chimico tedesco sta investendo €10 miliardi per costruire un complesso produttivo a Zhanjiang, in Cina — una delocalizzazione strategica che segue la logica dei costi energetici.

Quando questi settori arretrano, non “scompare solo qualche fabbrica”: si svuotano interi ecosistemi industriali.

Domanda gas industriale

In questo contesto, in nove economie UE (che rappresentano circa il 75% della domanda industriale di gas), il consumo industriale nel 2023 era ancora del 21% inferiore rispetto al 2021. La Germania, il maggiore utilizzatore industriale di gas nell’UE, ha registrato un calo del 24% tra 2021 e 2023.

Delocalizzazioni e Perdita di Competitività

Secondo un’analisi della Columbia University, il calo della domanda industriale non è derivato principalmente da “fuel switching” (passaggio ad altre fonti energetiche, fenomeno reversibile), ma da minor output industriale dovuto alla perdita di competitività. In altre parole: le fabbriche non hanno sostituito il gas con altre fonti, hanno semplicemente chiuso o si sono trasferite.

I dati parlano chiaro: delocalizzazioni verso USA, delocalizzazioni verso Asia, chiusure definitive di impianti. Il denominatore comune? Il costo dell’energia.

A Mio Avviso: Il Prezzo della Subordinazione

Il prezzo “basso” attuale del TTF non è un successo: è il segnale di un’economia che si sta spegnendo. Il TTF può anche tornare a €10/MWh: il grafico sorriderà, ma le linee vita di intere filiere produttive resteranno piatte.

L’industria europea sta subendo una deindustrializzazione accelerata e irreversibile. Le fabbriche che chiudono oggi non riapriranno domani, anche se il gas dovesse costare €10/MWh.

Il know-how perso non torna, nemmeno con gli sconti in bolletta.

6. Conclusioni: Cui Prodest?

Il Bilancio Complessivo

Ora possiamo tornare alla domanda iniziale, con qualche cifra in più e qualche illusione in meno.

Il grafico rassicurante del prezzo del gas in discesa dimostra il successo delle politiche energetiche europee? Dopo aver analizzato in dettaglio i dati oggettivi, la risposta è inequivocabilmente no. O meglio: dipende da chi ha beneficiato di queste politiche.

Se guardiamo ai beneficiari reali, la fotografia diventa meno retorica e più imbarazzante.

Vincitori:

Perdenti:

La Mia Opinione Personale

Ritengo che le scelte europee in materia energetica rappresentino uno dei più clamorosi fallimenti strategici della storia recente. Non si è trattato di errori tecnici o di imperfezioni nell’esecuzione, ma di una subordinazione consapevole degli interessi europei a logiche geopolitiche esterne.

Il grafico del prezzo del gas in discesa viene usato come prova di successo.

È logica degna di Orwell: celebrare la riduzione della febbre ignorando che il paziente sta morendo. Il prezzo è basso perché l’industria europea ha smesso di produrre, non perché il sistema funziona meglio.

Il commentatore con avatar anonimo e tono da maestrino dovrebbe spiegare:

Finché nessuno risponde a queste domande, parlare di “successo europeo” è, nel migliore dei casi, propaganda.

La verità è che la UE ha scelto — o meglio, le sue élite hanno scelto per noi — di sacrificare la propria competitività industriale sull’altare di interessi geopolitici altrui. E ora celebrano il “successo” mostrando un grafico che misura la temperatura di un cadavere industriale.

Cui prodest? Questa domanda, cara agli antichi romani, dovremmo porcela più spesso.

Seguite i soldi. Troverete le risposte che il grafico non vuole darvi.


“Il gregge perdona tutto, tranne chi gli ricorda che è un gregge.”

“Cui prodest? Se devi chiedertelo, probabilmente non sei tu.”
— Fantiborsa

Bibliografia Ragionata

Articolo: “Il Prezzo del Gas in Europa: Quando un Grafico Non Racconta Tutta la Storia”
Autore: Antonio Fantigrossi
Data compilazione: 10 dicembre 2025

AREA 1 — Mercato del Gas e Prezzi Energetici

Fonti Istituzionali

Eurostat (2024-2025). “Natural Gas Price Statistics – Statistics Explained”. Fonte primaria per i dati ufficiali sui prezzi del gas nell’UE.
🔗 https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Natural_gas_price_statistics

Eurostat (2025). “EU Trade with Russia – Latest Developments”. Dati aggiornati sui volumi e valori delle importazioni energetiche dalla Russia.¹
🔗 https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=EU_trade_with_Russia_-_latest_developments

European Commission (2023-2024). “Energy Prices and Costs in Europe”. Analisi completa dei costi energetici per consumatori e imprese nell’UE.
🔗 https://energy.ec.europa.eu/data-and-analysis/energy-prices-and-costs-europe_en

Trading Economics (2025). “EU Natural Gas – TTF”. Quotazioni in tempo reale e serie storiche del prezzo TTF.²
🔗 https://tradingeconomics.com/commodity/eu-natural-gas

Gas Infrastructure Europe (GIE) (2025). “AGSI+ Aggregated Gas Storage Inventory”. Fonte primaria per i livelli di stoccaggio gas in Europa.
🔗 https://agsi.gie.eu/

Consilium – Council of the European Union (2025). “Gas Storage Regulation”. Quadro regolatorio su target e flessibilità degli stoccaggi gas.
🔗 https://www.consilium.europa.eu/en/policies/gas-storage/

Fonti Settoriali

International Energy Agency (IEA) (Dicembre 2022). “How to Avoid Gas Shortages in the European Union in 2023”. Analisi sullo stress test del bilancio gas UE.
🔗 https://www.iea.org/reports/how-to-avoid-gas-shortages-in-the-european-union-in-2023

IEEFA (Ottobre 2025). “European LNG Tracker”. Fonte per la quota USA: 46% nel 2024, 57% nel H1 2025.
🔗 https://ieefa.org/european-lng-tracker

AREA 2 — Sistema ETS e Quote CO₂

Fonti Ufficiali

ESMA (Ottobre 2024). “EU Carbon Markets Report 2024”. Documenta concentrazione tra operatori e ruolo di controparti extra-SEE.³
🔗 https://www.esma.europa.eu/sites/default/files/2024-10/ESMA50-43599798-10379_Carbon_markets_report_2024.pdf

ESMA (Ottobre 2025). “EU Carbon Markets Report 2025”. Conferma elevata concentrazione nelle aste ETS.
🔗 https://www.esma.europa.eu/press-news/esma-news/esma-finds-eu-carbon-markets-functioning-smoothly-new-report

European Commission (19 Novembre 2024). “2024 Carbon Market Report”. Ricavi ETS: €43,6 miliardi nel 2023.
🔗 https://climate.ec.europa.eu/news-other-reads/news/2024-carbon-market-report-stable-and-well-functioning-market-driving-emissions-power-and-industry-2024-11-19_en

European Commission (3 Dicembre 2025). “2025 Carbon Market Report”. €38,8 miliardi di ricavi nel 2024, oltre €250 miliardi cumulati.
🔗 https://climate.ec.europa.eu/news-other-reads/news/2025-carbon-market-report-eu-ets-lowers-power-sector-emissions-and-expands-maritime-transport-2025-12-03_en

Fonti Analitiche

ICAP (2025). “EU Emissions Trading System (EU ETS)”. Scheda tecnica completa sul funzionamento del sistema.
🔗 https://icapcarbonaction.com/en/ets/eu-emissions-trading-system-eu-ets

Carbon Market Watch & WWF (Febbraio 2025). “A Clean Industrial Revolution”. Report critico sulle quote gratuite all’industria pesante.
🔗 https://carbonmarketwatch.org/2025/02/25/eu-carbon-market-pays-polluters-instead-of-financing-clean-industrial-revolution-says-new-report/

AREA 3 — Bollette e Costi per Consumatori

Fonti Italiane

ARERA (3 Gennaio 2025). “Gas: Arera comunica il valore della materia prima del ‘Servizio di tutela della vulnerabilità’ per dicembre 2024”. Fonte per composizione bolletta.
🔗 https://www.arera.it/comunicati-stampa/dettaglio/gas-arera-comunica-valore-materia-prima-servizio-tutela-vulnerabilita-dicembre-2024-25

Confcommercio (Febbraio 2025). “Caro Energia 2025: Aumenti per Imprese e Famiglie”. Dati Osservatorio OCEN.
🔗 https://www.confcommercio.it/-/analisi-su-caro-energia

Il Sole 24 Ore (Febbraio 2025). “Confcommercio, Bollette Elettriche +24%: Subito Riforma Oneri di Sistema”.
🔗 https://www.ilsole24ore.com/art/confcommercio-bollette-elettriche-24percento-subito-riforma-oneri-sistema-AGYLhkqC

AREA 4 — GNL Russo e Paradosso delle Sanzioni

Fonti Primarie

High North News (27 Febbraio 2025). “EU Paid Near 300% More for Russian LNG in 2024 Compared to Early 2021”. Dati Eurostat: volumi +18%, costi +274%.
🔗 https://www.highnorthnews.com/en/eu-paid-near-300-more-russian-lng-2024-compared-early-2021

High North News (Gennaio 2025). “EU Imports More Russian LNG in 2024 Than Ever Before, Mostly From Arctic”.
🔗 https://www.highnorthnews.com/en/eu-imports-more-russian-lng-2024-ever-mostly-arctic

Ember (Marzo 2025). “Russian Gas Imports to the EU Jump by 18% in 2024, Despite Plan for 2027 Phase-Out”.
🔗 https://ember-energy.org/latest-updates/

Confronto Prezzi Russia/USA

TASS (2 Agosto 2018). “Russian Gas is 50% Cheaper for Europe than US LNG — OMV CEO”. Citazione originale di Rainer Seele.
🔗 https://tass.com/economy/1015850

Negoziati Geopolitici

Bloomberg (23 Novembre 2025). “Trump’s Ukraine Peace Plan Followed Weeks Of Secret Talks With Russia”. Rivelazione sui negoziati segreti Witkoff-Dmitriev.
🔗 https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-11-23/secret-us-russia-talks-led-to-peace-plan-that-blindsided-ukraine

AREA 5 — Deindustrializzazione e Domanda Gas Industriale

Analisi Accademiche

Columbia University – Center on Global Energy Policy — Akos Losz, Anne-Sophie Corbeau (Marzo 2024). “Anatomy of the European Industrial Gas Demand Drop”. Gas industriale UE -21% vs 2021.
🔗 https://www.energypolicy.columbia.edu/publications/anatomy-of-the-european-industrial-gas-demand-drop/

Bruegel — Giovanni Sgaravatti, Simone Tagliapietra, Georg Zachmann (17 Maggio 2023). “Adjusting to the Energy Shock: The Right Policies for European Industry”.
🔗 https://www.bruegel.org/policy-brief/adjusting-energy-shock-right-policies-european-industry

Settore Siderurgico

EUROFER (2025). “Steel Flooded: How Global Overcapacity is Destroying European Industries”. Produzione EU27 a 126 Mt nel 2023.
🔗 https://www.eurofer.eu/publications/brochures-booklets-and-factsheets/steel-flooded

European Commission (2025). “Steel Industry – Facts and Policy”.
🔗 https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/raw-materials/industries/metals/steel_en

Settore Chimico

S&P Global Commodity Insights (29 Dicembre 2023). “No Recovery in Sight in 2024 for Europe’s Crisis-Ridden Chemical Industry”.
🔗 https://www.spglobal.com/commodityinsights/en/news-research/latest-news/chemicals/122923-no-recovery-in-sight-in-2024-for-europes-crisis-ridden-chemical-industry

gasworld (2024). “Europe’s Chemical Decline Threatens Industrial Gas Demand”.
🔗 https://www.gasworld.com/story/europes-chemical-decline-threatens-industrial-gas-demand/

Delocalizzazioni

BASF (2024-2025). “Zhanjiang Verbund Site – Our Engagement in China”. Investimento fino a €10 miliardi.
🔗 https://www.basf.com/cn/en/media/GC-report/GC-report-2024/basf-in-greater-china

AREA 6 — Fonti di Contesto e Approfondimento

Geopolitica Energetica

Geopolitical Economy Report (4 Gennaio 2023). “US Now World’s Top LNG Exporter, as Europe Boycotts Cheaper Russian Gas”.
🔗 https://geopoliticaleconomy.com/2023/01/04/us-lng-exporter-europe-russia-gas/

Dataset

Bruegel — Giovanni Sgaravatti, Simone Tagliapietra, Georg Zachmann (2023). “National Fiscal Policy Responses to the Energy Crisis”. €651 miliardi allocati dai governi europei.
🔗 https://www.bruegel.org/dataset/national-policies-shield-consumers-rising-energy-prices

Note

¹ Per la quota USA nelle importazioni GNL, vedi IEEFA.
² Fonte per prezzi, non per livelli di stoccaggio.
³ Dati sulla concentrazione da interpretare con cautela.

Nota metodologica: Ho preferito perdere qualche fonte “comoda” ma dubbia, piuttosto che costruire un castello bibliografico su sabbia.


Antonio Fantigrossi
FINBEAR Analysis | www.finbear.it
Dicembre 2025

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