I Rischi Nascosti della Società Cashless: Un’Analisi Critica Approfondita
Dall’euro digitale al controllo sociale: le sfide per la libertà nell’era della moneta programmabile e del cashless

Introduzione: La transizione verso una società senza contanti
La transizione verso una società cashless, ovvero priva di denaro contante, rappresenta una delle trasformazioni più significative e potenzialmente dirompenti del nostro sistema economico e sociale. Questo processo, lungi dall’essere una semplice evoluzione tecnologica, si configura come un progetto politico ed economico di vasta portata, con profonde implicazioni per la libertà individuale, la privacy, e la struttura stessa delle nostre democrazie.
Un recente episodio che ha coinvolto Bank of America, con clienti impossibilitati ad accedere ai propri conti o che si sono trovati di fronte a saldi apparentemente azzerati, offre uno spunto di riflessione sulle vulnerabilità intrinseche di un sistema interamente basato sulla moneta elettronica. Tuttavia, questo episodio rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più complesso e potenzialmente pericoloso.
In questo articolo, ci proponiamo di analizzare criticamente i rischi e le implicazioni di una società cashless, con particolare attenzione alle monete digitali di Stato come l’euro digitale. La nostra analisi si estenderà ben oltre le questioni di sicurezza informatica, per esplorare le profonde trasformazioni sociali, economiche e politiche che questa transizione comporta.
Le radici storiche e ideologiche della spinta verso il cashless
La spinta verso una società senza contanti non è un fenomeno neutrale o inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche ed economiche. Le sue radici possono essere rintracciate in diverse correnti ideologiche e interessi convergenti:
1. L’ideologia neoliberista: La digitalizzazione della moneta si allinea perfettamente con l’agenda neoliberista di deregolamentazione finanziaria e riduzione del ruolo dello Stato nell’economia. Promette una maggiore “efficienza” del mercato attraverso la riduzione dei costi di transazione e una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari.
2. Il controllo statale e la repressione del dissenso:
Il neoliberismo, con le sue politiche di deregolamentazione e privatizzazione, tende a concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, ampliando drasticamente il divario tra ricchi e poveri. Questo processo di polarizzazione economica ha conseguenze sociali profonde: mentre una piccola élite accumula ricchezze senza precedenti, la maggioranza della popolazione vede il proprio potere d’acquisto diminuire e la propria sicurezza economica erodersi.
Questa crescente disparità economica genera inevitabilmente tensioni sociali. Le persone, vedendo il proprio tenore di vita peggiorare mentre una minoranza prospera, tendono naturalmente a protestare e a ribellarsi contro un sistema che percepiscono come ingiusto, ed è qui che entra in gioco il cashless come strumento di controllo sociale.
La transizione verso una società senza contanti offre alle élite al potere un mezzo potente per monitorare, controllare e potenzialmente reprimere il dissenso. In un sistema cashless, ogni transazione è tracciabile e ogni movimento finanziario può essere scrutinato. Questo permette non solo di identificare facilmente i “dissidenti”, ma anche di esercitare un controllo capillare sulle loro risorse economiche.
Immaginate uno scenario in cui un governo, di fronte a proteste di massa, possa semplicemente “spegnere” l’accesso ai fondi dei manifestanti con un clic, oppure considerate come la minaccia di tale controllo possa essere usata per scoraggiare la partecipazione a movimenti di opposizione. Il cashless, in questo contesto, diventa un potente strumento di sorveglianza e coercizione, permettendo alle élite di mantenere il loro potere di fronte al crescente malcontento generato dalle loro stesse politiche economiche.
3. Gli interessi del settore finanziario: Banche e società di pagamento elettronico hanno un ovvio interesse nell’eliminazione del contante, che permetterebbe loro di aumentare i profitti attraverso commissioni su ogni transazione e l’accesso a preziosi dati sui comportamenti di spesa dei consumatori.
4. La narrativa della modernità: La transizione al cashless viene spesso presentata come un passo inevitabile verso la “modernizzazione” e l'”efficienza”, sfruttando un discorso tecnocratico che maschera le implicazioni politiche di questa trasformazione.
Questa convergenza di interessi ha portato a una crescente pressione per l’adozione di sistemi di pagamento elettronico e, più recentemente, per l’introduzione di valute digitali di Stato. Tuttavia, come vedremo, questa transizione solleva questioni fondamentali sulla natura del denaro, sul ruolo dello Stato e sui diritti dei cittadini in una democrazia.
Vulnerabilità tecnologiche e rischi sistemici
L’incidente di Bank of America menzionato nell’introduzione non è un caso isolato, ma un sintomo di vulnerabilità sistemiche inerenti a un sistema finanziario interamente digitalizzato. Queste vulnerabilità si articolano su diversi livelli:
1. Rischi di cybersecurity: Un sistema finanziario basato esclusivamente su transazioni elettroniche è intrinsecamente vulnerabile ad attacchi informatici. Questi possono variare da tentativi di frode su piccola scala a attacchi su larga scala che potrebbero potenzialmente paralizzare l’intera economia.
2. Dipendenza dalle infrastrutture: Una società cashless dipende criticamente da infrastrutture tecnologiche complesse – reti di comunicazione, data center, sistemi di elaborazione dati. Qualsiasi interruzione di queste infrastrutture, sia dovuta a guasti tecnici che a eventi naturali o attacchi deliberati, può avere conseguenze catastrofiche.
3. Errori sistemici: Come dimostrato dall’episodio di Bank of America, anche semplici errori di sistema possono avere conseguenze di vasta portata, privando istantaneamente i cittadini dell’accesso ai loro fondi.
4. Rischi di concentrazione: La transizione al cashless tende a concentrare il controllo dei sistemi di pagamento nelle mani di pochi attori – grandi banche, società di tecnologia finanziaria, e potenzialmente banche centrali. Questa concentrazione aumenta il rischio di “single point of failure” e rende il sistema più vulnerabile a manipolazioni.
5. Vulnerabilità a livello individuale: In un sistema interamente cashless, la perdita o il furto di dispositivi di pagamento elettronico (carte, smartphone) o di credenziali di accesso può lasciare gli individui completamente privi di mezzi di pagamento.
Questi rischi non sono meramente teorici. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a numerosi incidenti che hanno evidenziato la fragilità dei sistemi finanziari digitali:
– Nel 2019, un’interruzione dei servizi di Visa in Europa ha lasciato milioni di persone impossibilitate a effettuare pagamenti per diverse ore.
– Nel 2021, un’interruzione globale di Facebook ha bloccato l’accesso a servizi di pagamento digitale in diversi paesi in via di sviluppo, dove questi servizi sono spesso legati ai social media.
– Attacchi ransomware a istituzioni finanziarie e governi hanno dimostrato la vulnerabilità anche di sistemi apparentemente sicuri.
La transizione a una società cashless, quindi, non solo espone i cittadini a rischi di perdita di accesso ai propri fondi, ma crea anche nuove vulnerabilità sistemiche che potrebbero avere conseguenze devastanti in caso di crisi o conflitti.
Monete digitali di Stato: il caso dell’euro digitale
L’introduzione di valute digitali di Stato (CBDC – Central Bank Digital Currencies) rappresenta forse l’evoluzione più significativa e potenzialmente pericolosa nel percorso verso una società cashless. L’euro digitale, attualmente in fase di sviluppo da parte della Banca Centrale Europea, è un esempio emblematico di questa tendenza. Come analizzato nell’articolo “Le Valute Digitali delle Banche Centrali: Un Lupo in Veste di Agnello?” (Finbear.it), le CBDC presentano rischi significativi mascherati da apparenti benefici.

Programmabilità e controllo sociale
Una delle caratteristiche più controverse delle CBDC è la loro programmabilità. A differenza del denaro contante o anche delle attuali forme di moneta elettronica, le CBDC possono essere programmate per rispondere a specifici criteri o politiche. Questo apre scenari inquietanti di controllo sociale e manipolazione economica:
– Controllo della spesa: Le autorità potrebbero imporre limiti o restrizioni su come e dove il denaro può essere speso. Ad esempio, sussidi potrebbero essere vincolati all’acquisto di specifici beni o servizi.
– Scadenza programmata: Il denaro potrebbe essere programmato per “scadere” se non utilizzato entro un certo periodo, forzando i consumi e negando ai cittadini la possibilità di risparmiare.
– Tassazione automatica: Le imposte potrebbero essere prelevate istantaneamente ad ogni transazione, eliminando qualsiasi possibilità di evasione ma anche riducendo drasticamente l’autonomia finanziaria dei cittadini.
– Blocco selettivo: Sarebbe possibile “congelare” i fondi di specifici individui o gruppi con un semplice comando, un potere che potrebbe essere facilmente abusato per scopi politici.
Questi meccanismi, presentati come strumenti per implementare politiche economiche mirate o combattere attività illegali, rappresentano in realtà un potente strumento di ingegneria sociale e controllo politico.
Implicazioni per la privacy e la libertà individuale
L’introduzione di CBDC come l’euro digitale solleva serie preoccupazioni in termini di privacy e libertà individuale:
– Tracciabilità totale: Ogni transazione potrebbe essere associata all’identità digitale dell’individuo, creando un profilo dettagliato delle sue abitudini di spesa e movimenti. Questo livello di sorveglianza finanziaria è senza precedenti nella storia.
– Fine dell’anonimato finanziario: Mentre il denaro contante permette transazioni anonime, le CBDC eliminerebbero completamente questa possibilità, rendendo ogni aspetto della vita finanziaria di un individuo potenzialmente soggetto a scrutinio.
– Discriminazione algoritmica: L’uso di algoritmi per analizzare i dati finanziari potrebbe portare a forme di discriminazione automatizzata nell’accesso al credito o ad altri servizi, basate su pattern di spesa o altre caratteristiche.
– Controllo sociale: In combinazione con sistemi di “credito sociale” simili a quelli sperimentati in alcuni paesi, le CBDC potrebbero diventare uno strumento per premiare o punire comportamenti specifici, influenzando profondamente le scelte individuali.
L’esperienza della pandemia di COVID-19 ha già offerto un assaggio di come le tecnologie digitali possano essere impiegate per il controllo sociale. L’implementazione di passaporti vaccinali digitali e sistemi di tracciamento ha evidenziato il potenziale di tali strumenti per limitare le libertà individuali. In un contesto di CBDC, questo controllo potrebbe estendersi a ogni aspetto della vita economica dei cittadini.
Esclusione finanziaria e nuove forme di disuguaglianza
La transizione verso una società cashless rischia di acuire le disuguaglianze esistenti e di crearne di nuove, escludendo dal sistema economico le fasce più vulnerabili della popolazione:
1. Divario digitale: Anziani, persone con basso livello di alfabetizzazione digitale o individui privi di accesso a dispositivi e connessioni internet potrebbero trovarsi marginalizzati in un contesto dove il denaro fisico perde progressivamente rilevanza.
2. Esclusione bancaria: Milioni di persone nel mondo, anche in paesi sviluppati, non hanno accesso a servizi bancari tradizionali per vari motivi, tra cui la mancanza di documenti di identità, l’instabilità abitativa, o semplicemente la sfiducia nel sistema bancario. In una società cashless, queste persone rischierebbero di essere completamente escluse dall’economia formale, non potendo né ricevere pagamenti né effettuare transazioni, aggravando ulteriormente la loro marginalizzazione economica e sociale.
3. Controllo dell’accesso: In un sistema interamente digitale, l’accesso ai propri fondi potrebbe essere facilmente controllato o negato da autorità o istituzioni finanziarie, creando una nuova forma di vulnerabilità sociale.
4. Disparità geografiche: Aree rurali o economicamente svantaggiate potrebbero soffrire di una mancanza di infrastrutture adeguate per i pagamenti digitali, creando “deserti finanziari” e accentuando le disparità regionali.
5. Costi nascosti: Mentre il contante è accessibile a tutti senza costi diretti, i sistemi di pagamento digitale spesso comportano commissioni e costi nascosti che possono pesare in modo sproporzionato sui meno abbienti.
Questi fattori rischiano di creare una nuova categoria di “poveri digitali”, esclusi non solo dall’accesso ai servizi finanziari ma potenzialmente da ampi settori dell’economia e della società.
L’erosione della sovranità monetaria nazionale
La transizione verso una società cashless, specialmente nel contesto di valute digitali sovranazionali come l’euro digitale, solleva questioni fondamentali sulla sovranità monetaria nazionale:
1. Dipendenza da infrastrutture esterne: I paesi potrebbero diventare dipendenti da infrastrutture tecnologiche controllate da altri stati o da corporazioni multinazionali, compromettendo la loro autonomia economica. Questo solleva seri problemi per la democrazia: gli stati si troverebbero a dover “rendere conto” a corporazioni che possono esercitare un’influenza sproporzionata sulle politiche nazionali. In un contesto in cui molti leader politici sono già fortemente influenzati da interessi corporativi, questa dinamica potrebbe ulteriormente erodere la sovranità popolare.
2. Vulnerabilità a sanzioni: In un sistema finanziario interamente digitalizzato, diventa molto più facile per potenze straniere o organizzazioni sovranazionali imporre sanzioni economiche mirate, escludendo interi paesi dal sistema finanziario globale. Questo scenario non è puramente teorico: abbiamo già visto casi di paesi esclusi dalla rete SWIFT. Sebbene tali esclusioni non abbiano sempre prodotto conseguenze economiche devastanti immediate, un sistema cashless renderebbe le sanzioni molto più difficili da eludere.
In un mondo completamente cashless, le sanzioni potrebbero essere applicate con una precisione chirurgica, colpendo specifici individui, aziende o settori dell’economia con un livello di granularità senza precedenti. Questo potrebbe rendere le sanzioni uno strumento di pressione politica ed economica ancora più potente, con il rischio di esacerbare tensioni geopolitiche e creare nuove forme di conflitto economico.
La vera minaccia non sta tanto nell’efficacia immediata delle sanzioni, quanto nella vulnerabilità sistemica che un mondo cashless creerebbe. La mera possibilità di essere completamente esclusi dal sistema finanziario globale con un semplice comando digitale potrebbe avere un effetto paralizzante sulla sovranità e l’autonomia dei paesi, specialmente quelli più piccoli o economicamente più deboli.
3. Competizione valutaria: L’introduzione di valute digitali globali (sia statali che private) potrebbe intensificare la competizione tra valute, mettendo sotto pressione le monete nazionali più deboli. Questo potrebbe portare a una sorta di “darwinismo monetario”, in cui solo le valute più forti sopravvivono, con conseguenze potenzialmente devastanti per le economie più deboli. Inoltre, l’emergere di valute digitali private potenti (come quelle proposte da grandi corporazioni tecnologiche) potrebbe sfidare il monopolio statale sulla creazione di moneta, con implicazioni profonde per la sovranità economica nazionale.
Questi sviluppi rischiano di accelerare un processo già in corso di erosione della sovranità economica nazionale, concentrando ulteriormente il potere nelle mani di istituzioni finanziarie globali e grandi potenze economiche. Come analizzato nell’articolo “Il trilemma di Rodrik: Navigare le contraddizioni dell’economia globale” (Finbear.it), questa dinamica si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra globalizzazione, democrazia e sovranità nazionale.
Impatto sulle piccole imprese e l’economia locale
La transizione verso una società cashless può avere un impatto particolarmente negativo sulle piccole imprese e sull’economia locale:
1. Costi di adeguamento: L’implementazione di sistemi di pagamento elettronico può risultare onerosa per le piccole attività, sia in termini di investimento iniziale che di costi ricorrenti.
2. Commissioni: Le commissioni sui pagamenti elettronici, anche se apparentemente modeste, possono erodere significativamente i margini di profitto, specialmente per attività con bassi volumi di vendita.
3. Dipendenza tecnologica: Le imprese diventerebbero totalmente dipendenti da infrastrutture digitali per operare, aumentando la loro vulnerabilità a guasti tecnici o attacchi informatici.
4. Perdita di flessibilità: Il contante offre una flessibilità che i sistemi di pagamento elettronico spesso non possono replicare, soprattutto in situazioni di emergenza o in contesti di economia informale.
5. Tracciabilità e privacy: La completa digitalizzazione delle transazioni rende più difficile per le piccole imprese mantenere la riservatezza delle loro operazioni commerciali, potenzialmente esponendole a una maggiore pressione fiscale.
6. Impatto sul commercio locale: L’economia cashless tende a favorire le grandi piattaforme di e-commerce a scapito dei negozi fisici locali, accelerando il declino dei centri urbani e delle comunità locali.
7. Esclusione di settori economici: Alcuni settori che tradizionalmente si basano fortemente sul contante (come mercati all’aperto, venditori ambulanti, servizi domestici) potrebbero trovarsi marginalizzati o costretti alla chiusura.
L’erosione dell’economia locale e delle piccole imprese non è solo un problema economico, ma ha profonde implicazioni sociali. Queste attività sono spesso il cuore delle comunità locali, fornendo non solo beni e servizi, ma anche coesione sociale e identità culturale. La loro scomparsa o trasformazione forzata potrebbe accelerare processi di atomizzazione sociale e perdita di diversità economica e culturale.
Il ruolo delle banche centrali e la disintermediazione bancaria
L’introduzione di valute digitali di Stato (CBDC) potrebbe ridefinire radicalmente il ruolo delle banche centrali e l’intero ecosistema bancario:
1. Disintermediazione bancaria: Le CBDC potrebbero permettere ai cittadini di avere conti direttamente presso la banca centrale, bypassando il sistema bancario commerciale. Questo potrebbe portare a una massiccia disintermediazione, con conseguenze profonde per la stabilità del sistema finanziario.
2. Trasformazione del modello di business bancario: Le banche commerciali potrebbero perdere l’accesso ai depositi dei clienti come fonte di finanziamento a basso costo, costringendole a ripensare radicalmente il loro modello di business.
3. Controllo diretto della politica monetaria: Le banche centrali acquisirebbero strumenti senza precedenti per implementare la politica monetaria, potendo potenzialmente influenzare direttamente le abitudini di spesa e risparmio dei cittadini.
4. Rischi di instabilità finanziaria: In periodi di crisi, la facilità di spostare fondi verso la “sicurezza” della banca centrale potrebbe accelerare le corse agli sportelli, destabilizzando ulteriormente il sistema bancario.
5. Questioni di governance: L’espansione del ruolo delle banche centrali solleva questioni cruciali di governance democratica. Chi controllerà le decisioni su come programmare e gestire le CBDC?
6. Impatto sulla creazione di credito: La disintermediazione bancaria potrebbe ridurre significativamente la capacità del sistema bancario di creare credito, con potenziali effetti deflazionistici sull’economia.
Questi cambiamenti potrebbero portare a una trasformazione radicale del panorama finanziario, con implicazioni profonde per la stabilità economica, la sovranità nazionale e il rapporto tra cittadini e istituzioni finanziarie.
Resistenza e alternative: movimenti per la difesa del contante
Di fronte ai rischi e alle sfide poste dalla transizione verso una società cashless, stanno emergendo movimenti di resistenza e proposte alternative:
1. Campagne per la difesa del contante: In diversi paesi, si sono formati movimenti che chiedono il mantenimento del denaro contante come opzione di pagamento. Questi gruppi sottolineano l’importanza del contante per la privacy, l’inclusione finanziaria e la resilienza economica.
2. Legislazione protettiva: Alcuni governi hanno introdotto leggi che garantiscono il diritto dei cittadini di utilizzare il contante, o che obbligano le attività commerciali ad accettarlo. In Italia, ad esempio, l’articolo 693 del Codice Penale sanziona il rifiuto di accettare monete aventi corso legale:
“Chiunque rifiuta di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con l’ammenda fino a lire trecento.”
È importante notare che questa disposizione è stata successivamente depenalizzata e trasformata in sanzione amministrativa dalla L. 24 novembre 1981, n. 689. Tuttavia, il principio dell’obbligo di accettazione del contante rimane in vigore, rappresentando una tutela legale contro la completa transizione a una società cashless.
3. Valute locali e sistemi di scambio alternativi: In risposta alla centralizzazione e digitalizzazione della moneta, alcune comunità hanno sviluppato valute locali o sistemi di scambio alternativi per preservare l’autonomia economica locale.
4. Criptovalute decentralizzate: Mentre le CBDC rappresentano una forma di digitalizzazione centralizzata, le criptovalute decentralizzate offrono un’alternativa che promette di preservare alcuni degli attributi di privacy e resistenza alla censura del contante.
5. Educazione finanziaria: Ci sono iniziative volte a educare i cittadini sui rischi della società cashless e sull’importanza di mantenere diverse opzioni di pagamento.
6. Proposte di “contante digitale anonimo”: Alcuni ricercatori stanno esplorando la possibilità di creare forme di moneta digitale che mantengano le caratteristiche di anonimato e resistenza alla censura del contante fisico.
Questi movimenti di resistenza sottolineano l’importanza di un approccio critico e consapevole alla digitalizzazione del denaro, e la necessità di bilanciare innovazione tecnologica con la tutela dei diritti fondamentali e della resilienza economica.
Conclusioni: Verso un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti
La transizione verso una società cashless, accelerata dall’introduzione di valute digitali di Stato come l’euro digitale, presenta sfide complesse che vanno ben oltre le questioni di efficienza finanziaria. Come abbiamo visto, questa trasformazione ha profonde implicazioni per la privacy individuale, la libertà economica, l’inclusione sociale e la stessa natura della sovranità monetaria.
I rischi evidenziati in questa analisi – dalla vulnerabilità sistemica alle nuove forme di controllo sociale, dall’esclusione finanziaria all’erosione dell’economia locale – richiedono una riflessione critica e un dibattito pubblico informato. È cruciale che le decisioni su come strutturare i nostri sistemi monetari e finanziari non siano lasciate esclusivamente a tecnocrati e interessi corporativi, ma coinvolgano attivamente i cittadini e tengano conto delle diverse esigenze sociali.
Alcune direzioni possibili per navigare questa transizione in modo più equilibrato potrebbero includere:
1. Mantenimento del contante: Garantire la continua disponibilità e accettazione del denaro contante come opzione di pagamento, riconoscendone il ruolo cruciale per la privacy e l’inclusione finanziaria.
2. Regolamentazione delle CBDC: Sviluppare quadri normativi rigorosi per le valute digitali di Stato, con forti tutele per la privacy e limiti chiari al loro potenziale uso come strumenti di controllo sociale.
3. Promozione della diversità monetaria: Incoraggiare l’esistenza di diverse forme di moneta e sistemi di pagamento, incluse valute locali e sistemi di scambio alternativi, per aumentare la resilienza economica.
4. Investimento in educazione finanziaria e digitale: Potenziare i programmi di alfabetizzazione finanziaria e digitale per garantire che tutti i cittadini possano navigare consapevolmente il nuovo panorama finanziario.
5. Ricerca su alternative tecnologiche: Investire nella ricerca su forme di moneta digitale che possano replicare le caratteristiche di privacy e resistenza alla censura del contante.
6. Rafforzamento della governance democratica: Assicurare che le decisioni sulle politiche monetarie e finanziarie siano soggette a un adeguato controllo democratico, con meccanismi di trasparenza e responsabilità.
In ultima analisi, la sfida per le società democratiche sarà quella di abbracciare l’innovazione finanziaria senza compromettere i principi fondamentali di libertà, privacy e autodeterminazione economica. Solo attraverso un approccio critico, inclusivo e consapevole sarà possibile navigare le acque tumultuose della rivoluzione digitale finanziaria, preservando al contempo i valori fondamentali della nostra società.
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