L’articolo affronta il delicato tema del fine vita, esplorando le diverse dimensioni etiche, legali, mediche e sociali che si intrecciano attorno alle scelte sul morire. Di fronte alla crescente apertura all’eutanasia e al suicidio assistito in molti paesi occidentali, si sollevano interrogativi e preoccupazioni sui rischi di una “cultura dello scarto” che potrebbe discriminare i soggetti più fragili. Attraverso l’analisi di casi emblematici come quelli di Olanda e Canada, si mette in luce il pericolo che la “libertà di morire” si trasformi in un “dovere di morire” per anziani, disabili e malati psichiatrici, specialmente in un contesto di tagli al welfare. Si discutono le ambiguità etiche e giuridiche di situazioni in cui vengono negate cure potenzialmente utili, come nel caso di Charlie Gard. L’articolo propone un’etica della cura che metta al centro la persona nella globalità dei suoi bisogni, valorizzando le cure palliative. E invita a un ripensamento delle priorità sociali in direzione di una politica più inclusiva e solidale verso i fragili. Pur riconoscendo la complessità dei dilemmi in gioco, si auspica il dialogo tra visioni diverse e una assunzione di responsabilità collettiva per costruire una società in cui ogni vita sia riconosciuta nella sua dignità.
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